Calvino – Perché leggere i classici 2/14

2. Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.

Infatti le letture di gioventù possono essere poco proficue per impazienza, distrazione, inesperienza delle istruzioni per l’uso, inesperienza della vita. Possono essere (magari nello stesso tempo) formative nel senso che danno una forma alle esperienze future, fornendo modelli, contenitori, termini di paragone, schemi di classificazione, scale di valori, paradigmi di bellezza: tutte cose che continuano a operare anche se del libro letto in gioventù ci si ricorda poco o nulla. Rileggendo il libro in età matura, accade di ritrovare queste costanti che ormai fanno parte dei nostri meccanismi interiori e di cui avevamo dimenticato l’origine. C’è una particolare forza dell’opera che riesce a farsi dimenticare in quanto tale, ma che lascia il suo seme. La definizione che possiamo darne allora sarà:

Questo discorso mi fa venire in mente in particolar modo due romanzi: Madame Bovary e Anna Karenina. Sebbene siano romanzi con profonde differenze, tutti e due hanno al centro la figura di una donna che ha una relazione extraconiugale. Ho letto il romanzo di Flaubert  in piena adolescenza, quello di Tolstoj provai a leggerlo pressappoco nello stesso periodo, poi lo abbandonai e lo ripresi due anni fa, portandone a termine la lettura con successo e soddisfazione (perché è una lettura bellissima). Però quand’ero ragazzina queste due figure di donne non riuscivo a capirle, (motivo per il quale abbandonai Anna Karenina); si pensa che gli adolescenti, con la loro fisiologica carica di ribellione contro tutto ciò che sa di costituito, col loro disprezzo verso le convenzioni sociali, col loro desiderio di svecchiamento delle forme del vivere, etc., possano essere più portati a capire una donna che tradisce un marito freddo e inespressivo oppure inetto e banale (specie considerando che i matrimoni di quelle epoche non erano certo puri matrimoni d’amore), perché presa da sogni romantici e da passione amorosa indomabile. Invece ho spesso notato come, nonostante tutto, gli adolescenti siano piuttosto chiusi da questo punto di vista e tendano a censurare comportamenti di questo tipo, magari non esplicitamente. Devo ammettere che anch’io, ripensando dopo molto tempo alle sensazioni che avevo avuto leggendo Madame Bovary e soprattutto Anna Karenina (per via della lettura ripetuta in età diverse), la pensavo più o meno nello stesso modo (non ricordo quanto esplicitamente o in quale grado). Solo da grande sono stata in grado, arricchita da esperienze di vita mie e altrui e da una maggiore conoscenza del mondo, di valutare queste figure di donne con occhi diversi e minore “idealismo”. Rileggere questi due libri in età più matura, e quindi dotata di un bagaglio decisamente più ricco di esperienze e di una gamma di sentimenti più varia, è stato fruttuoso, perché mi ha permesso di capire, se non di giustificare (questo dipende, credo, dalle convinzioni personali) un agire che avevo censurato durante l’adolescenza perché mi provocava vero e proprio fastidio.

Inoltre è vero che certi schemi, certi paradigmi, certi modelli di pensiero, una volta penetrati in profondità nell’anima pienamente ricettiva di chi si accosta alla lettura con passione, non vengono più dimenticati, eliminati, scardinati, se non da esperienze analoghe ma, in qualche modo, “superiori”. Se ripenso a tutti quei momenti di pura bellezza che alcuni libri mi hanno regalato (facciamo un esempio – so di essere sfiancante – con IT di Stephen King), ancora il mio animo è capace di esultare e di essere inondato dalla bellezza e dalla poesia dopo quasi 20 anni dalla lettura.

In conclusione: perché preferire un classico – un classico qualsiasi – a un Follett o un Faletti, o anche a un Deaver (su livelli decisamente più alti dei due precedenti)? Perché il primo classico non si scorda mai; e neanche il millesimo.

 

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2 commenti

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2 risposte a “Calvino – Perché leggere i classici 2/14

  1. Complimenti per il blog!

    Spero avrai modo di ricambiare la visita sul nostro blog Vongole & Merluzzi, dove tra l’altro nell’ultimo post si parla di un libro appena uscito…

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/02/time-of-life-and-others-marvellous-times-recensione/

    Ad ogni modo consiglio Come un romanzo, di Daniel Pennac sui diritti imprenscindibili del lettore!

  2. Io sono un grande “rilettore”, quindi non posso che apprezzare sia le parole di Calvino che le tue. Ci sono romanzi, per esempio quelli di Kafka e Dostoevskij, che ho riletto anche quattro volte. Come curiosità, noto che tu hai citato due romanzi, “Madame Bovary” e “Anna Karenina”, che non mi entusiasmarono, per ammirando i rispettivi autori per via di altre loro opere.
    Forse è il caso che anch’io li rilegga, prima o poi, con uno sguardo diverso. 🙂

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