Like/unlike Italy

Ormai da molti anni sono circondata da lamentele costanti da parte di tutti (ma proprio tutti, persino gente che si fregia del titolo di mio amico/a xD) a proposito dell’Italia. Riassumendo:

– Il nostro Paese fa più schifo di tutti gli altri. In tutto. E cioè:

– solo la nostra classe politica è corrotta, in tutto il mondo. Ah, e fanno la fame…

– negli altri Paesi non ci sono problemi, se ci sono vengono risolti all’istate; l’erba è verde, il cielo è blu, la gente è buona e di mattina tutti fanno colazione come nella casa del Mulino Bianco.

E’ una semplificazione estrema che vorrebbe riassumere (sarebbe carino raccoglierle,  ma proprio mi manca l’energia) tutte le mille e spesso fantasiose e ridicole declinazioni che l’eterna lamentela dell’italiano (e mi piacerebbe poter dire “medio”) partorisce con inesauribile energia. Ogni volta che le sento io divento insofferente e m’incazzo. E allora, qualcuno mi ha domandato, quest’Italia ti piace?

No, questa Italia non mi piace del tutto, ma credo che il mio atteggiamento sia un bel po’ diverso da quello che accomuna gli eterni finto-rabbiosi lamentosi e rompicoglioni (scusate il francesismo…).

Cosa, dunque, non mi piace dell’Italia? C’è più di una cosa che non suscita il mio apprezzamento, eppure pensandoci vanno tutte a braccetto (o quasi). Prendiamo la politica: il cittadino (o suddito) che si lamenta della sua classe politica è una cosa vecchia quanto il mondo, e ovviamente così dev’essere (ci mancherebbe). Ma in Italia molte persone aspettano dalla politica risposte che non possono, con la migliore buona volontà, attendersi. L’italiano vede la classe politica come un corpo separato dalla società, mentre a mio parere l’unica cosa che separa un parlamentare dal mio vicino di casa è, probabilmente, il conto in banca. Invece di riflettere sul fatto che la classe politica è, giocoforza, lo specchio della società da cui essa è tratta, si preferisce guardare ai politici come ad una specie di setta (anzi, la casta!)  che si autoalimenta e che, chissà come, accoglie solo delinquenti e balordi (o forse qualcuno immagina che facciano una scuola apposita!). E’ così chiaro, così evidente che abbiamo i politici che “ci meritiamo”!

E non mi piace questa concezione che “libertà” significhi fare o dire esattamente tutto quello che ci passa per la testa, compresi insulti velati o espliciti. Non mi piace che sulla rete si possa impunemente scrivere che la tal dei tali è una (…… – riempite voi con uno dei sinonimi che preferite), non mi piace che per scagliarsi contro un politico o un giornalista ci si debba svilire fino al punto di insultarli fisicamente. Per esempio “ciccione” a Giuliano Ferrara o il famoso “nano” a Berlusconi, o tutte le cose che girano su Brunetta. Ma dove siamo finiti? Siamo regrediti paurosamente. I ciccioni e i nani (quelli veri) sono persone affette da condizioni patologiche importanti, non gente da sfottere. Ma che schifo. Che schifo! A parte che ho sempre pensato che tutta la gente che usa questi epiteti in realtà non abbia altri argomenti oltre l’insulto di bassissima lega. E sarebbe questa la gente che aspira ad una politica migliore? Con quale diritto? Quello dell’esasperazione? Ma fatemi il piacere, neanche fossimo il popolo di Parigi del 1789.  A questa gente io non do credito alcuno, mi sembra che non esprimano altro che cose peggiori di quello che condannano, e sempre si torna allo stesso concetto che mi è caro, quello dell’impegno personale di ciascuno, o perlomeno di tutti costoro che si definiscono boni homines (milioni a quanto pare), ma la cui bontà si limita, del tutto evidentemente, alle parole (e agli insulti).

Non mi piace questo disprezzo verso il proprio Paese che va perfettamente a braccetto con tutto quanto detto sopra, che fa schierare le persone con i governanti degli altri Paesi quando sfottono, del tutto inopinatamente, l’Italia, ridendo in maniera nient’affatto consona alla carica che ricoprono. Gli Italiani sono pronti a condannare le incongruenze di Berlusconi, ma se Sarkozy e la Merkel fanno altrettanto, si schierano con loro non accorgendosi della loro incoerenza. A parte l’ovvia considerazione che almeno la Francia ha BEN POCO DA RIDERE in questo frangente. Io mi sento liberissima di criticare il mio Governo, ma di fronte a critiche esterne ritengo di dover far quadrato con esso, pur mantendo una posizione critica (non sono cose incompatibili, miei cari schematici amici).  Questi sarebbero i buoni governanti migliori dei nostri? Bah.

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3 commenti

Archiviato in Riflessioni varie ed eventuali

3 risposte a “Like/unlike Italy

  1. Hai espresso benissimo quello che anche io penso da un po’ di tempo a questa parte. A me Berlusconi non piace. Questo governo non piace. Ma penso, sempre di più, che sia lo specchio dell’Italia, né più né meno. Penso che siamo abituati a guardare alle apparenze più che alla sostanza e che, in fondo, non ci interessa tanto chi fa qualcosa di concreto per il Paese ma ci lasciamo, più volentieri, abbindolare da chi fa promesse che ci piace credere realizzabili senza preoccuparci di approfondirne la fattibilità. Io amo questo Paese, con i suoi pregi e difetti, a volte mi fa incavolare ma non lo rinnego. Ci abito per scelta e cerco di cambiare dal basso le cose che non mi piacciono soprattutto parlando con la gente e confrontandomi sulle idee. Bel post. Complimenti.

  2. Grazie mille, semplicemente!

  3. mp

    I like ITALIA but unlike italians!
    Siamo esterofili fino al midollo e al tempo stesso campanilisti. Abbiamo scarso il senso di identità nazionale… giusto per dirne qualcuna… peccato, perché viviamo nel posto più bello del mondo

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