“Fabriziate”

Intervista

Interessante e inquietante intervista alla genitrice del ragazzo che scagliò l’estintore, divenuto uno dei simboli della “manifestazione” romana del 15 ottobre scorso.

Su una cosa ha ragione: suo figlio è stato preso come capro espiatorio di un’intera vicenda, pare che sia stato l’unico o l’ispiratore, o il peggiore, o chissà che: quasi un mostro. Ma analizziamo alcune delle parole che la signora ci concede dall’alto della sua saggezza, materna e civile.

la folla ti tira in mezzo, se sei debole. Lui è un ingenuo, un generoso, uno che aiuta gli altri

La folla ti tira in mezzo? ma davvero? ma così facendo la signora qualifica come debole e cretino il suo caro figliolo. Un ingenuo, un generoso…ai miei tempi gli ingenui, i generosi, quelli che aiutano gli altri, non lanciano estintori (“per aria” come ci illumina la signora!). Ma questo è il meglio. Continuiamo:

Fabrizio è un testardo, uno che se decide di fare una cosa perché rientra nei suoi valori morali, la fa. Per un ragazzo di vent’anni come lui, questo essere “contro” vuol dire rispettare le regole, per non fare male a nessuno. Così quando vengono alla luce le porcherie fatte da questo o quel politico, a lui va il sangue alla testa, si arrabbia, pensa alle brave persone che ci vanno di mezzo.

Quali sarebbero questi valori morali? Alla signora non viene in mente che questo modo di fare non mette in luce alcun valore morale, vero? I valori sono quelli, cara signora, che hanno degli esiti pratici apprezzabili e positivi…perché a parole siamo tutti bravissimi. Per lui essere contro significa rispettare le regole, perché, come tutti noi sappiamo, lanciare estintori rientra in una famosa norma del codice civile. Cara signora, le porcherie fatte da questo e quel politico non giustificano affatto quelle che fa suo figlio, anzi, come al solito nel mio modo di pensare, direi che sono la preparazione alle porcherie politiche di domani. La classe politica è specchio della società e soprattutto di quelle persone che, come suo figlio, signora, ritengono di poter fare  quello che vogliono perché hanno una buona ragione per farlo, o perché semplicmente possono farlo.

Anche a me va il sangue alla testa per molti motivi, ma mi guardo molto bene dallo scagliare roba addosso a chicchessia. Il discorso di questa signora non ha alcuna coerenza interna e somiglia paurosamente alle solite apologie materne di figli che non meritano alcuna apologia. Molti internauti hanno commentato che è normale che questo ragazzo sia così dato che ha una madre che ne è orgogliosa. Io non sono sicura che sia così, penso che anche con la migliore educazione possibile i figli possano sbagliare. Ma penso anche che occorra avere il coraggio di ammettere che i propri figli hanno commesso errori terribili e devono pagarne le conseguenze. Se sono un bravo genitore (e, ricordiamolo, la famiglia è ancora il nucleo della società) dirò a mio figlio che ha sbagliato, e poi lo sosterrò nel momento difficile che dovrà affrontare, non starò a coprire (quando sono piccoli) o a minimizzare (quando sono grandi) i loro errori.

All’indomani della “manifestazione” qualcuno disse che una manifestazione che funziona non è quella in cui tutti sfilano tenendosi per mano e sorridendo, ma quella che dà fastidio. Riflettiamoci, perché è vera. Ecco perché io non manifesto e ritengo le manifestazioni del tutto inutili, aria fritta. Non sono disposta a distruggere per creare, solo a trasformare dal di dentro.

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3 commenti

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3 risposte a ““Fabriziate”

  1. Queste esternazioni della madre del ragazzo di Roma mi ricordano tanto quelle del padre di Carlo Giuliani a Genova (era un idealista, un generoso, uno che si batteva per i propri principi ma che non avrebbe fatto del male a nessuno). Gli esiti delle due vicende sono diversi ma gli atteggiamenti dei genitori molto simili. Viene spontaneo farsi qualche domanda…

    • Forse ti sembrerà assurdo come paragone ma, su scala minore, è lo stesso atteggiamento che io, come insegnante, riscontro in tutti quei genitori (e sono tanti, forse la maggioranza), che, di fronte ai 4 dei figli in qualche materia, vengono a dirti “ma com’è possibile, mio figlio studia tutto il pomeriggio”, il che sottintende che il problema sei tu insegnante. La scala, dicevo, è minore, ma il principio è il medesimo.
      E, come dicevo, se la famiglia è il nucleo della società, e la famiglia non insegna – e con questo atteggiamento non lo insegna, a mio parere – a prendersi le proprie responsabilità, come possiamo pretendere che la casa costruita con questi mattoni sia diversa dai suoi singoli componenti?

      • Sono completamente d’accordo con te. La famiglia ha un’importanza fondamentale nella costruzione della personalità e dei valori. Laddove questa manca è difficile supplire anche per quelle istituzioni che sarebbero preposte a farlo. Ma la scuola può fare tanto, secondo me. Se un insegnante c’è ed è presente può accorgersi di tanti malesseri e tante inadeguatezze prima che diventino irrecuperabili (Ossessione docet, in questo senso ;-))

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