Archivi del mese: giugno 2014

Un angolino divertente, a distanza doverosa di giorni per smaltire la bile, per postare divertenti contributi trovati in rete a proposito dell’ormai famoso morso di Suarez a Chiellini. Tra parentesi, grande delusione nel sentire come il Santo Presidente dell’Urguguay abbia negato l’episodio, filmato con tale precisione che non possono sussistere dubbi interpretativi, casomai non bastassero i segni dei denti sulla pelle del nostro.

“Tu dammi mille morsi, e quindi cento,
poi dammene altri mille, e quindi cento,
quindi mille continui, e quindi cento.
E quando poi saranno mille e mille,
nasconderemo il loro vero numero,
che non estragga il cartellino l’invidioso
per un numero di morsi così alto”

 

“S’i fosse Suarez, morderei ‘l mondo;
s’i fosse Tabarez, lo giustificherei;
s’i fosse Mujica, i’ lo negherei;
s’i fosse Chiellini, mandereil’ in spogliatoio;
s’i fosse De Rossi, allor serei furibondo,
che tutti le figurine scambierei;
s’i fosse ‘Buffon, ben lo farei;
al nero raserei la cresta a fondo.”

“Morsicare avido e accorto
Un tristo centrale dal naso storto,
rotolare nel quattro tre tre
facendo finta che il fallo è per me.
In Olanda o nella Premièr
Addentare terzini o stoppèr
Ch’ora si lagnano e ora si vendicano
Insomma, fan come se fossero fiche
Ascoltare, e trasogni, il fischiare
Lontano di colui che deve arbitrare
Mentre si formano inutili crocchi
Di atleti che son poi tutti ricchi.
E l’arbitro ancora si sbaglia
E in Italia c’è triste meraviglia
Come in Corea che prese un abbaglio
Ma intanto sul corner la muraglia
Dei loro l’ennesimo gol se lo piglia.”
S’i fosse Abete, andarei al CONI;
s’i fosse Malagò, non starei con lui;
similemente faria co’ Albertini.
S’i fosse Prandelli com’i’ sono e fui,
convocherei gli zoppi e vecchi :
quelli giovani e bravi lasserei altrui.”

Tutti apprezzano il cibo italiano

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Il senso del maestro per la scuola

Riparto con un articolo che, tra i tanti che ho letto in questi giorni, proprio non mi è andato giù.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/23/maturita-ecco-litalia-che-copia/1037035/

L’autore dell’articolo è, come si definisce egli stesso, maestro e giornalista. Non lo conosco e non so se scriva altrove, ma questo articolo si trova su Il fatto quotidiano, giornale che si vanta di non avere padroni (ma allora perché dichiararlo?).

In sostanza, e in modo neppure troppo velato, Corlazzoli sostiene che la grande fetta di maturandi che ha dichiarato di copiare è giustificata dalla difficoltà dell’esame, soprattutto dalla famigerata terza prova. Può un maestro, uno cui affidiamo i nostri figli piccoli in un’età che è tutto per la formazione della persona (così è stato per me: quel poco che sono e che so lo devo alla mia maestra, donna severa, autorevole, materna, giusta, che ci faceva sudare come Ben Hur nelle galee rispetto ad altre maestre) passare questo messaggio, che, indubitabilmente, si ripercuoterà nella maniera in cui fa scuola?

 

 

A mio parere, il messaggio è: quando qualcosa è troppo difficile o non vi piace, è giusto e lecito aggirarla con escamotage di ogni tipo. Ammesso, per amore di discussione, che la maturità sia troppo difficile, mentre la verità è che gli studenti la trovano difficile perché, nel corso degli anni, raramente sono stati educati (per es. da maestri come lui, presumibilmente) a sudare, a sbattere la testa su qualcosa finché non la si capiva e acquisiva (questa era la frase rivoltami costantemente dalla prof di Matematica, materia in cui ero altrettanto costantemente mediocre), a considerare lo studio come il proprio dovere, come il godimento di un diritto di valore inestimabile, come uno strumento per conquistare un obiettivo. E l’ultimo anno si riducono all’ultimo momento e quindi è chiaro che la terza prova si trasforma in un incubo. Per coloro che studiano (non per forza secchioni, semplicemente che studiano!) la terza prova è una prova come le altre.

Non sono gli aiutini del professore ad inficiare una prova di maturità. Io, quando aiuto gli studenti (non mi mai capitato alla maturità), elargisco aiuti differenziati a seconda di chi mi trovo davanti, a volte dando indizi o chiavi di lettura che il mio studente deve comunque usare ragionando e ricordando. In Cina e nei paesi in via di sviluppo che stanno diventando competitivi e aggressivi, la scuola è estremamente dura e seleziona altrettanto duramente, sicuramente in maniera esageratamente stressante, ma quel che conta è che l’impegno e la fatica siano ingredienti principali, mentre qui domina il principio della sanatoria per tutto e tutti.

 

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25 giugno 2014 · 16:17