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Ancora su Wu Ming che traduce King (e speriamo di finirla qui)

Mi sono appena imbattuta in questo articolo, che ripropone praticamente quanto già detto altrove da altri. In teoria sarebbe un riassunto del topic di cui ho raccontato prima. In pratica, però, è una lettura con tanto di interpretazione parziale.
Mi dispiace tirare in ballo di nuovo la signora Lara Manni, ma si fa il suo nome sull’articolo, non certo il mio. D’altra parte, si sa, questo blog non lo leggerà nessuno, perché, guarda caso, tra me e Lara Manni io sono quella “non famosa”! Ecco, a questo punto si dirà che ella aveva ragione e che ora la sto attaccando perché lei è famosa ed è scrittrice! (e a questo punto mi domando come mai i suoi “perché” abbiano l’accento grave anziché acuto).
Chi scrive questo articolo (io non lo conosco) parla della discussione come di “gazzarra da osteria”, inoltre aggiunge che “Il gusto per la polemica e la ricerca della rissa verbale a tutti i costi (questo aspetto della vicenda è stato sviscerato in maniera molto interessante dalla scrittrice romana Lara Manni che parla, in riferimento ad alcuni interventi, di vero e proprio bullismo)”. Gazzarra da osteria? Gusto per la polemica? RISSA VERBALE? Ma fatemi il piacere! Rissa verbale? Neanche Lucia Mondella considererebbe ciò che è avvenuto in quel topic una rissa verbale. Tantomeno bullismo: una parola di cui si abusa moltissimo oggi (colpa della tv). Io, invece, essendo un’educatrice, mi interesso di bullismo, leggo di bullismo, studio il bullismo, e so bene cos’è. Oggi si parla di bullismo per qualsiasi contrasto scolastico, ad esempio. Invece il bullismo, quello vero, non quello proposto dai telegiornali, è un fenomeno con determinate caratteristiche e anche con ben determinati limiti. Rissa verbale, gazzarra da osteria, bullismo: parole e concetti usati del tutto impropriamente. Sono allibita. Lo stesso autore parla di “reazione violenta”. Io avrei detto irruenta… e non sono sinonimi!
Beh, certamente ognuno è liberissimo di distorcere avvenimenti e significati del dizionario in gran copia: ma è questo che fa morire la comunicazione (unitamente all’espressa volontà di farla morire), non certo il contrasto di opinioni, o gazzarra da osteria che dir si voglia.
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Wu Ming traduce Stephen King e altre considerazioni

Sono una persona che legge e frequento un sito che si chiama Anobii, dedicato appunto ai libri, dove ogni utente può ricreare virtualmente la propria libreria di casa e, per di più, aggiungere voti, commenti, note a margine a ciascun libro. Inoltre può scartabellare le librerie degli altri utenti onde trovare ispirazione per le letture future e, dulcis in fundo, frequentare gruppi formati spontaneamente dagli utenti e dedicati a scrittori o generi o simili.

Doverosa premessa per spiegare il luogo virtuale del fatto che sto per raccontare.

Faccio parte di un gruppo dedicato a Stephen King, che è il mio scrittore contemporaneo preferito (in verità è quasi l’unico contemporaneo che leggo!); è un gruppo nutrito, supera infatti le duemila unità. A dirla tutta le discussioni non sono quasi mai state molto avvincenti: la maggior parte verte sulle nuove uscite di King, sulle nuove uscite dei fumetti, sui film, e occasionalmente anche sui libri xD.

Quando sono avvincenti di solito è perché c’è qualche scontro in fieri, ed è appunto di una di queste occasioni che voglio parlare. Qualche settimana  fa si è registrato e presentato un certo signor Wu Ming 1, scrivendo di essere il traduttore del nuovo libro di King che vedrà la luce in autunno. Sapevamo già che il traduttore “storico”, Tullio Dobner, era stato trombato dall’ineffabile casa editrice Sperling & Kupfer, e questo per motivi che immagino  non abbiano nulla a che fare con la sua qualità di traduttore. E’ vero che il signor Dobner era stato, negli anni, accusato a più riprese di aver trafficato troppo con la traduzione, e, di volta in volta, di essere stato troppo fedele, troppo poco fedele, addirittura scadente; la querelle andava avanti da tempo,  a quanto ho capito, anche in altre sedi, ma io ho letto solo le discussioni del gruppo anobiiano (e giustamente, invece di parlare dei libri di King si parla degli eventuali errori di traduzione, come si parla dei fumetti ispirati alla Torre e di mille altre cose di cui francamente mi interessa quanto della vita sessuale della drosofila).

Gli errori contestati al signor Dobner variavano da un 1% di vere inesattezze ad un 99% di emerite fesserie sulle quali è scandaloso perdere il proprio tempo, ma, si sa, ognuno si ammazza come vuole Animoticon. Non mi stupisco della cosa: in Italia tutti sono ottimi CT della Nazionale e avrebbero fatto di meglio del CT di turno. E tutti sono all’occorrenza ottimi traduttori che avrebbero fatto di meglio del traduttore di turno; e così via. Ma la perfezione non è di questo mondo: tutti hanno diritto ad esercitare una quota di pedanteria verso chi vogliono; Dobner è adulto e vaccinato e non è il caso di spendere delle lacrime.

Questa digressione per tornare al concetto che, se dei motivi ci sono stati per togliere la commessa kinghiana  a Dobner, di certo non sono legati alla qualità del suo lavoro, ma, presumibilmente, a motivi molto meno nobili (che ne so? Proprio nulla – ma anche qualcosina sì, dài! – ma gli unici motivi validi per negare un lavoro ad una persona sono motivi di qualità; tutto il resto è poco nobile).

Dicevamo allora che la palla è passata al signor Wu Ming 1, che, secondo chi lo conosce si chiama Roberto Bui (ma non lo giurerei in tribunale). Tutte le informazioni su chi sono/chi è le trovate (si fa per dire) sul loro sito. Personalmente ho conosciuto i signori Ming solo in seguito a questo avvenimento…scoprendo che sono degli scrittori. In questo topic aperto da WM1 è scoppiato il finimondo. Qualche utente ha deplorato con forza il cambio avvenuto al timone della traduzione, tra i quali anche chi scrive. Ci sono cresciuta leggendo le parole “traduzione di Tullio Dobner” sui libri di King; per me leggere Dobner era diventato quasi sinonimo di leggere King. E si badi bene che non ho nessuna simpatia intellettuale per il signor Tullio Dobner; umanamente ovviamente non ho nulla da dire, anche perché non lo conosco e non ho motivi di dubitare che sia un’ottima persona. Ma quelle poche volte che ci ho interagito mi sono accorta che proprio le nostre menti di scontrano quasi su tutto, a partire dal fatto di leggere qualsiasi avvenimento della realtà col filtro politico, dalla riforma della scuola al volo delle anatre nel cielo; l’assurdo e ossessivo antiberlusconismo, atteggiamento che, se prima trovato anche divertente e quasi folkloristico, adesso sono giunta a detestare con tutte le forze (che palle! e immagino con me anche tutti coloro che per pura reazione all’antiberlusconismo scatenato hanno finito per votarlo!); il fatto che ogni suo post sembri frutto di una mente molto depressa (intendiamoci, non è mica un’accusa. Io ci sono cresciuta coi depressi, quelli veri, e sono stata e sono tuttora depressa, se è per questo; ma a volte mi sembra che lui ci si crogioli dentro) . Insomma, tutto questo per dire che non ho difeso Dobner per qualche ragione personale perché mi sembra che su quel piano siamo due persone agli antipodi.

Alla fine, dicevo, è successo una specie di patatrac fino a che il topic non è stato chiuso. La faccenda ha assunto dei contorni ridicoli quando alcuni degli utenti che difendevano il WM1  hanno cominciato a scrivere molti post il cui contenuto era pressappoco il seguente e cioè “non curiamoci di questi poveri malati che vanno contro il WM1” e poi altri post in cui addirittura si dava contro a chi, come me, aveva espresso il suo disappunto.

Io, e ciò è facilmente verificabile leggendo, sono stata sempre molto rispettosa verso tutti coloro ai quali mi sono rivolta, non solo nelle parole ma anche nei concetti; ma non ho ricevuto la stessa cortesia. Per di più una delle utenti ha anche parlato dei disturbatori nel suo blog (leggete anche i commenti), linkando giustamente alla discussione, come faccio anch’io, ma dando in fondo dei giudizi definitivi, lapidari e ingiustificati  su chi aveva espresso pareri contrastanti coi suoi. In particolare – e so che l’ha ripetuto altrove – ci ha accusato di essere delle persone con una vita così sfigata e un animo così povero (“grandi donne che nella vita non sono”) da dover farsi fighe tramite il misero espediente di attaccare un famoso.

….

Chiariamo alcuni punti.

1. Ripeto che non sapevo chi Wu Ming fosse(ro), quindi attaccare QUALE famoso? Anche dopo aver saputo che sono degli scrittori la mia considerazione non è cambiata di una virgola. Le persone non si dividono in famosi (a parte che se fossero stati davvero così famosi li avrei conosciuti) e non famosi; sono persone punto e basta.

2. La mia vita non è affatto sfigata. Non dovrei aver bisogno di dirlo, certo, e questa da parte mia è una debolezza…ma nessuno è perfetto, per cui vi indulgo senza problemi. La mia vita è una normalissima vita, anzi direi che, senza considerare i problemi a nessuno mancano, credo, è anche discretamente felice. Quest’anno ho anche avuto la soddisfazione di realizzarmi professionalmente, ancorché da precaria, finalmente insegnando in classi tutte mie, che mi hanno amato, pienamente ricambiate. Un idillio. Sono una grande donna, dunque, anche se dai miei post anobiiani non traspare (secondo l’augusto parere di qualcuno)? Onestamente non mi interessa essere una grande donna. Non mi sono mai posta la questione (altri a quanto pare sì).

3.  Quanto è scorretto dare giudizi sulla vita vera di persone che non si conoscono solo perché hanno scritto cose che non si condividono? Quanto è scorretto e basso e volgare e infantile fare una cosa del genere pubblicamente, sul proprio blog? Secondo me parecchio. IO non l’ho fatto. Io non ho neanche provato a pensare quale possa essere la vita della signora Lara Manni (ed eventualmente di altri utenti; cito lei perché è sul suo blog che – mi hanno segnalato – ha parlato del topic in cui ho postato…e anche in un paio di mp; e non se la prenderà di certo, dato che ci ha messo il nome) per giustificare certe uscite che non condivido. Non l’ho fatto e sono rimasta francamente stupita che una persona adulta possa anche solo pensare di ricorrere ad un mezzo simile per supportare la sua convinzione di essere nel giusto e contemporaneamente l’evidente verità che io ero nell’errore. Può anche darsi che io, nel caso specifico, fossi in errore. Può darsi, perché no? Mai sostenuto di essere perfetta e di avere la Verità Rivelata in tasca. Di certo, però, se io fossi stata poi così in torto, non sarebbero bastate argomentazioni strettamente inerenti ai fatti senza andare a  scomodare la mia vita e la mia persona? Senza giudicare cose che non si conoscono? Evidentemente queste argomentazioni non esistevano o non erano abbastanza solide da bastare a se stesse; così ecco arrivare il Giudizio Finale sulla Povera Sfigata che sfoga le sue frustrazioni su aNobii.

4.   Molte delle persone che sono intervenute a censurare (moralmente, s’intende) i post di chi contestava il signor WM1 sono anche persone che altrove si sono sempre battute contro la censura; che sono politicamente schierate contro la dittatura che presumibilmente avvolge come una…cupola il nostro sventurato paese; che predicano e sostengono il fondamentale valore della libertà di parola (che, secondo alcuni, è dire esattamente tutto quello che si vuole, come quelli che, su Facebook, invece di scagliarsi contro la Carfagna perché raccomandata, hanno ritenuto di esprimersi pressappoco col concetto che è diventata ministro per aver fatto pompini a Berlusconi; e quando il video o quel che era è stato giustamente rimosso si sono lamentati di essere stati censurati perché c’è la dittatura; invece sarebbe bastato dire lo stesso concetto con le prime parole che ho scritto in merito perché non fosse cancellato nulla: ignorano che in questo Paese non è consentito esprimersi in quel modo contro nessuno. Una volta una mia conoscente ha preso una valanga di soldi per risarcimento ad insulti meno pesanti di questo, ed è una persona comunissima, non un politico o un “famoso”. La libertà di parola sarebbe quindi insultare liberamente qualcuno? che schifo). E’ pertanto incredibile che queste stesse persone paladine della libertà pensino che qualcuno non debba esprimere (e senza insulti, signore e signori!) quello che pensa. E in nome di che? Del buonismo, del politically correct, di che altro? Non riesco a capirlo. La funzione di Internet, secondo la stessa signora che ha sparlato della mia vita, dovrebbe essere altra: quale? Io pensavo che dovesse essere quella del confronto. Se così fosse, come credo sia, accade spesso, o perlomeno è prevedibile in certa misura, che il confronto diventi anche scontro. Se lo scontro non prevede accusare qualcuna di essere una pompinara (e scusate in linguaggio, davvero!), che male c’è? Io non ne vedo nessuno. Ripeto, io posso anche essere stata in errore nel caso specifico, a lasciarmi prendere dal sentimentalismo. Ammetto anche che ha pesato, nella faccenda, visitare il sito dei Wu Ming, che non mi è piaciuto (dato che non li conoscevo, sono andata a conoscerli…ma già veder scritto GIAP mi ha guastato lo stomaco). E ho pensato che tra Dobner e Wu Ming eravamo davvero caduti dalla padella alla brace, eheheh! E va bene, non mi piacciono molto, almeno dalle prime cose che ho letto. Ma sono obbligata a farmeli piacere? Boh!

E il fatto che non mi piacciano non significa di certo che automaticamente tutto quello che diranno sarà messo all’indice, sia chiaro.

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