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Il senso del maestro per la scuola

Riparto con un articolo che, tra i tanti che ho letto in questi giorni, proprio non mi è andato giù.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/23/maturita-ecco-litalia-che-copia/1037035/

L’autore dell’articolo è, come si definisce egli stesso, maestro e giornalista. Non lo conosco e non so se scriva altrove, ma questo articolo si trova su Il fatto quotidiano, giornale che si vanta di non avere padroni (ma allora perché dichiararlo?).

In sostanza, e in modo neppure troppo velato, Corlazzoli sostiene che la grande fetta di maturandi che ha dichiarato di copiare è giustificata dalla difficoltà dell’esame, soprattutto dalla famigerata terza prova. Può un maestro, uno cui affidiamo i nostri figli piccoli in un’età che è tutto per la formazione della persona (così è stato per me: quel poco che sono e che so lo devo alla mia maestra, donna severa, autorevole, materna, giusta, che ci faceva sudare come Ben Hur nelle galee rispetto ad altre maestre) passare questo messaggio, che, indubitabilmente, si ripercuoterà nella maniera in cui fa scuola?

 

 

A mio parere, il messaggio è: quando qualcosa è troppo difficile o non vi piace, è giusto e lecito aggirarla con escamotage di ogni tipo. Ammesso, per amore di discussione, che la maturità sia troppo difficile, mentre la verità è che gli studenti la trovano difficile perché, nel corso degli anni, raramente sono stati educati (per es. da maestri come lui, presumibilmente) a sudare, a sbattere la testa su qualcosa finché non la si capiva e acquisiva (questa era la frase rivoltami costantemente dalla prof di Matematica, materia in cui ero altrettanto costantemente mediocre), a considerare lo studio come il proprio dovere, come il godimento di un diritto di valore inestimabile, come uno strumento per conquistare un obiettivo. E l’ultimo anno si riducono all’ultimo momento e quindi è chiaro che la terza prova si trasforma in un incubo. Per coloro che studiano (non per forza secchioni, semplicemente che studiano!) la terza prova è una prova come le altre.

Non sono gli aiutini del professore ad inficiare una prova di maturità. Io, quando aiuto gli studenti (non mi mai capitato alla maturità), elargisco aiuti differenziati a seconda di chi mi trovo davanti, a volte dando indizi o chiavi di lettura che il mio studente deve comunque usare ragionando e ricordando. In Cina e nei paesi in via di sviluppo che stanno diventando competitivi e aggressivi, la scuola è estremamente dura e seleziona altrettanto duramente, sicuramente in maniera esageratamente stressante, ma quel che conta è che l’impegno e la fatica siano ingredienti principali, mentre qui domina il principio della sanatoria per tutto e tutti.

 

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25 giugno 2014 · 16:17

Tornate a sQuola

“Ragazzi leggendo giornali e ascoltando telegiornali c’è un grande percentuale che il governo cada”

Questa frase figura sulla bacheca di Facebook di Max Bruschi, consigliere e collaboratore del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Bruschi ha scelto di dedicare la sua pagina al dialogo con i precari, accettando le loro richieste di amicizia e rispondendo a tutte, proprio tutte le richieste che gli vengono fatte, anche quando sono provocazioni, purché scritte con un minimo di decenza. È un gesto molto carino da parte sua, perché, come si può immaginare, la sua bacheca è invasa da centinaia di post. Il post che ho citato in apertura è stato scritto da una collega precaria, e prosegue con l’invito a ricordare, qualora il Governo cada davvero, quanto poco esso abbia fatto per la scuola (a mia memoria un Governo che abbia fatto qualcosa per la scuola non c’è).

Io invece vi invito a considerare com’è scritto da cani questo post. Senz’altro la signorina saprà che percentuale è un sostantivo femminile e l’articolo sarà senz’altro deturpato da un refuso, ma “percentuale che il governo cada” non sta né in cielo né in terra e, a onor del vero, difficilmente ho sentito persino dei semicolti parlare in modo tanto ellittico. Ma addirittura scrivere così in una virtuale piazza pubblica, dove i partecipanti sono tutti insegnanti e dove comunque si dialoga con un membro del Ministero quindi del Governo (checché se ne pensi del Governo in questione) è semplicemente osceno. Può capitare, e capita spesso anche a me, ovviamente, di esprimersi con svarioni con gli amici o in ambito informale, ma questa è una situazione assolutamente diversa. Per non parlare di tutti i post di colleghi che scrivono “centra” invece di “c’entra”, “un’anno” invece di “un anno”, “perchè,affinchè” invece di “perché, affinché” et cetera. E questa è la pletora di persone che deplora di non lavorare perché il Governo è CATTIVO! Ma forse non tutto il male viene per nuocere, meglio che questa gente se ne stia a lanciare invettive al pc, lontano dei ragazzi! O non sanno scrivere correttamente oppure sono così sciatti che dimostrano di essere comunque persone poco precise e poco attente! Se uno sa scrivere scrive bene sempre, non quando si ricorda, non sforzandosi. Allora magari un suggerimento a Bruschi: cominciamo ad eliminare dalle graduatorie tutta questa gente che non sa scrivere in Italiano così quelli rimasti lavoreranno tutti e meglio e con gran profitto della scuola.

Queste persone pretendono di lavorare.

Quest’anno rimarrò a casa: quanta probabilità c’è che al mio posto, per semplice punteggio, ci siano persone che scrivono in questo modo? A gudicare dal semplice dato statistico…direi probabilità molto alte.

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